Dal 18 ripartono gli allenamenti delle squadre della Serie A. “SI” vs “NO” alla ripresa del calcio.

Dal 18 maggio riprendono gli allenamenti di gruppo delle squadre della Serie A.
Dal 18 maggio riprendono gli allenamenti di gruppo delle squadre della Serie A.

Da Lunedì 18 maggio le squadre di Serie A potranno tornare ad allenarsi in gruppo. A deciderlo sono stati i ministri Spadafora e Speranza attraverso una dichiarazione congiunta: “Il parere richiesto dal Governo sul protocollo presentato dalla FIGC è stato espresso oggi dal Comitato Tecnico Scientifico e conferma la linea della prudenza sinora seguita dai ministeri competenti. Le indicazioni del Comitato, che sono da considerarsi stringenti e vincolanti, saranno trasmesse alla Federazione per i doverosi adeguamenti del Protocollo in modo da consentire la ripresa in sicurezza degli allenamenti di squadra a partire dal 18 maggio”

La possibile ripresa del campionato di calcio, ovviamente, trova ampio spazio nei dibattiti da bar trasferiti sulle tastiere di Pc o smartphone. Come sempre in Italia i compromessi non trovano terreno fertile. O è bianco o è nero, o si va al mare o in montagna, o cucina della nonna o nouvelle cuisine. Il compromesso non fa parte degli abitanti del Bel Paese. Chi scrive, in questo caso, proverà ad essere una delle eccezioni su questo accesissimo dibattito: “SI” vs “NO”.

Iniziamo col dire che per passione e interesse, sono sincero, propenderei verso la ripresa dei campionati di A e B. Gli altri, dalla C in giù, sono stati già stati messi in archivio. La passione, in questo momento storico mai vissuto prima dall’intera umanità in cui tutto il mondo è stato costretto a bloccarsi, ovviamente può andare a farsi benedire. Sarebbe un capriccio dire “Voglio che il calcio riprenda per vedere la Champions o perché la domenica ci devono essere le partite da vedere in tv” o tutto quello che la passione portava in dote agli amanti di questo sport. Credo sia un ragionamento molto semplice da capire e del tutto condivisibile senza correre il rischio di trovare smentite: le priorità sono altre.

Le priorità sono altre” è la prima considerazione messa davanti al partito dei “NO”; considerazione brandita a mo’ di spada davanti a chi provasse a contraddire quel “NO”. Un “NO” che, come tanti suoi illustri predecessori che non starò qui ad elencare, rischia di assumere i contorni di una faziosità al quanto miope, se non del tutto cieca. Bisogna saper distinguere, infatti, a quale parte del mondo del calcio bisogna rispondere: no. Alla passione? All’amore verso quello sport? Certo, allora siamo d’accordissimo, “NO al calcio!”.

Diverso è, però, sventolare quella risposta davanti al negozio sportivo, davanti al proprietario di immobili da affittare, davanti al fotografo sportivo, davanti al massaggiatore, davanti al magazziniere, davanti al proprietario di un locale che mostra le partite in tv, davanti al professionista dell’informazione sportiva, davanti al giardiniere, davanti alla all’azienda di trasporti, davanti ai miliardi di euro di tasse che vengono pagate allo Stato italiano dal mondo del calcio; e perché no, infine, anche davanti ai club, davanti ai calciatori e davanti agli staff delle squadre.

Chi urla quel “NO” senza tener conto di quanto appena detto, dimostra di aver poco presente cosa sia il calcio. Il calcio non è solamente una passione basata su 22 giovanotti che corrono dietro ad un pallone. Il calcio è un’azienda, il calcio è tra prime industrie italiane. Come dire: NO alle auto! Oppure: NO al turismo! O ancora: NO a discoteche e locali. Se il primo “no” è una provocazione, gli altri due sono detti, scritti e urlati.

In conclusione, credo che sia una pratica necessaria evitare gli schieramenti senza aver effettuato un giusto esercizio d’analisi. Ripartire, per poi doversi fermare dopo un paio di settimane, rappresenterebbe morte certa per tanti professionisti che ruotano attorno al mondo del calcio. Persone che, alle loro spalle, hanno una famiglia da sostenere grazie anche (o esclusivamente) a 22 giovanotti che corrono dietro ad una palla. Se il calcio non dovesse proprio ripartire, però, si assisterà ad una “mattanza dei tonni”.

E la salute? Ovvio, quella viene prima di ogni altra cosa, senza correre il rischio di dire una banalità. È così senza dubbio alcuno. Infatti, nei campionati minori, incapaci di risorse economiche necessarie a garantire una serie di monitoraggi medici indispensabili, il calcio ha già ricevuto il suo “no” definitivo. Serie A e Serie B, però, sono tutt’altro match. Lì si può ripartire, sperando che trovino il modo per farlo senza doversi poi fermare in maniera definitiva e mortifera.

Magari, anche con l’aiuto del caldo sole del nostro bel paese, l’industria del calcio potrà ripartire al pari delle altre industrie italiane.

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