Gattuso e il suo Super Napoli dove sarebbero senza infortuni?

Gennaro Gattuso
Gennaro Gattuso

Di Pierandrea Fanigliulo

La partita di ieri tra Napoli e Lazio è stata una goduria per quanti amano il gioco del calcio. Sette gol di cui sei che non ti stancheresti mai di rivedere. Sicuramente gli amanti di tattica e statistica direbbero che tanti gol sono spesso frutto di altrettanti errori. Probabile, ma chi se ne frega! Ben vengano gli errori se poi il risultato è una partita ricca di emozioni e di gol da incorniciare; ben vengano gli errori se poi Insigne si può ritrovare libero di disegnare una traiettoria magica che si spegne alle spalle di Reina; ben vengano gli errori se Mertens può realizzare un gol incredibile di prima intensione e poi lasciarsi andare al pianto liberatorio ricordando la nonna da poco scomparsa; ben vengano gli errori se poi Savic può usufruire di una punizione al limite dell’area celebrata nel miglior modo possibile: sotto il sette alle spalle della barriera. La perfezione è delle macchine! È qualcosa di immateriale senza sentimento, senza vissuto, senza quelle cicatrici che il tempo e la vita hanno lasciato lì a rendere imperfetto qualcosa di magnifico. Proprio quell’imperfezione, in fondo, rende unico quel qualcosa.

Ormai assistiamo a partite in cui i giocatori in campo stoppano la palla e la passano di piatto, poi stoppano la palla e la passano di piatto, poi stoppano la palla sulla trequarti avversaria e tornano indietro al portiere e ricominciano la filastrocca. Partite di plastica, copia-incolla, dove l’estro e l’inventiva è offuscata dall’ego degli allenatori che non voglio rischiare ad affidarsi ai propri campioni, tranne per qualche rara eccezione. Ecco, Gennaro Gattuso rappresenta una di quelle eccezioni, lui che con l’estetica calcistica ha convissuto un’intera carriera. Già, perché se è vero com’è vero che il calciatore Gattuso è stata forse la massima espressione del calciatore operaio è altrettanto vero che ha avuto il merito di giocare accanto, o contro, o i migliori artisti del mondo del calcio. Ha condiviso vittorie, ad esempio, con uno dei più grandi assist-man della storia, ovvero Manuel Rui Costa. Come si sarebbe potuto chiedere a Rui Costa di giocare a due tocchi e muoversi nello spazio? Lui lo spazio lo inventava anche dove non c’era e lasciava che il suo genio andasse oltre tattiche e schemi. I suoi filtranti erano opere d’arte da ammirare con devozione e mai nessuno allenatore avrebbe potuto annichilire il suo estro.

Forse proprio per queste ragioni, vedendo giocare i vari Rui Costa, Kaka, Rivaldo, Pirlo, Ronaldinho, Baggio, Del Piero, Totti e tanti altri che l’allenatore Gattuso ha voluto fare in modo di esaltare il talento dei suoi giocatori che, effettivamente, di talento ne hanno da vendere. Veder danzare Zielinski sulla palla sta diventando un’abitudine sempre più frequente e certamente gradita; ammirare capitan Insigne realizzare gol belli e importanti una goduria non solo per i tifosi napoletani; stropicciare gli occhi per le stoccate di “CiroMertens un “tic” del quale non ci stancheremo mai; o ancora aver trovato, o ritrovato, due giocatori come Lozano e Politano un merito non da poco. A questi vanno aggiunti i vari Fabian Ruiz, Elmas e, ovviamente, il “nuovo Cavani” Osimhen. Il problema, però, è quando questi giocatori non sono a disposizione, cosa che in questa stagione è accaduta spesso, troppo spesso. Oltre a capitare spesso, per più di qualche giornata mister Gattuso ha dovuto fare a meno di 13 giocatori contemporaneamente, tra i quali tutti quelli elencati precedentemente. Basti pensare alle disavventure proprio del neo bomber nigeriano legate al Covid. Giocoforza i risultati hanno balbettato portando critiche ingiuste ad un allenatore che sta dimostrando, invece, di riuscire a conciliare il l’estetica dei suoi tempi da calciatore con il nuovo modo di intendere il gioco del calcio. Il Napoli a pieno regime è una squadra vera, capace di vincere pure le partite che contano giocando un calcio fatto, anche e soprattutto, di tecnica, classe e colpi ad effetto.

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